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Il completamento e l’inaugurazione della nuova Aula Liturgica di Padre Pio a San Giovanni Rotondo ha riaperto un dibattito di grande interesse intorno alle architetture in pietra strutturale. Quello della pietra come materiale portante è un tema complesso che ancora oggi presenta aspetti mai esplorati, nonostante la storia ci abbia consegnato un bagaglio prezioso di esempi e di soluzioni che, tuttavia, non hanno mai definitivamente indagato i limiti reali della utilizzazione di questo materiale. La progettazione della nuova chiesa rappresenta, in questo senso, un singolare contributo alla definizione di un processo di sperimentazioni ancora in atto che, proprio nell’applicazione di tecniche innovative, trova le ragioni di un rinnovato interesse verso questo modo di costruire. Non è affatto semplice imbattersi nella realizzazione di architetture contemporanee in pietra strutturale, a meno che non si parli di lavori di restauro o di piccole costruzioni legate, per la maggior parte dei casi, alla tradizione storica e, talvolta, vernacolare di alcuni territori. Questo svela la grande attenzione per l’opera di San Giovanni Rotondo, all’interno della quale si concentrano, in un’unica occasione, più problematiche di interesse: la grande dimensione della chiesa (necessaria per accogliere le migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo), la straordinaria sensibilità di un progettista alla continua ricerca di un equilibrio possibile tra intenzione poetica e consapevolezza tecnica e la difficoltà di … esplorare quello che si può fare con la pietra oggi, quasi mille anni dopo le cattedrali gotiche (come riporta il “diario di bordo” dell’architetto). Sin dall’inizio il progetto recava con se l’idea di utilizzare la pietra come materiale da costruzione, nonostante le dimensioni imposte dalla eccezionalità delle circostanze esprimessero serie difficoltà in merito ad una tecnologia poco incline a coprire grandi spazi. Ma la straordinarietà dell’opera risiede, per la sua maggior parte, nella elaborazione di condizioni tecniche capaci di rendere concrete soluzioni spaziali altrimenti impensabili, come la dimensione degli archi ed in particolare la loro configurazione finale, oppure la grande croce di ben 42 metri di altezza. I grandi archi che sorreggono la copertura dell’aula principale della chiesa replicano, nella loro semplicità costruttiva, tipologie che appartengono alla storia dell’architettura ma, nello stesso tempo, rinnovano la sfida continua all’innovazione tecnologica. La pietra, armata con trefoli in acciaio che ne garantiscono la stabilità anche in previsione di eventi sismici di rilievo (come spesso accade in questa parte d’Italia), diventa struttura di sostegno della volta, a dispetto anche e soprattutto, di un imbarazzante vuoto normativo che ne codifichi i parametri di sicurezza e che tanto ha fatto discutere in merito alla concreta realizzabilità della costruzione. La materia si fa struttura portante nella costruzione, creando nuove condizioni di equilibrio con le armature che, al suo interno, ne rimodellano forma e misura. - fonte "La pietra armata, nuove frontiere dell’architettura contemporanea" di Domenico Potenza
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